Rivoluzione Francese

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Convocazione degli stati generali

stati generaliLa convocazione degli Stati Generali costituì un’occasione di mobilitazione da parte dell’opinione pubblica francese.

L’elezione dei deputati che avevano il compito di redigere i cahiers de doléances (quaderni di rimostranze e doglianze) rappresentò una grande consultazione popolare.

Il dibattito si accese in tutta la nazione, vennero pubblicati opuscoli e giornali con i quali si denunciavano i privilegi della nobiltà e del clero, furono convocate assemblee in tutte le città e comunità dove i capifamiglia esponevano le loro lamentele.

L’elezione dei rappresentanti si tenne nel marzo del 1789 a suffragio ristretto maschile, in un clima di forte tensione dovuto anche ad una nuova ondata di crisi che provocò un aumento dei prezzi dei cereali.

Il 5 maggio del 1789 gli Stati si riunirono a Versailles in clima di tensione e al tempo stesso di grandi aspettative, ma il dibattito sulle modalità di voto (per ordine o per testa) ne paralizzò subito i lavori.

I nobili e il clero chiedevano che la votazione avvenisse secondo l’antico sistema, cioè per stato, mentre il Terzo stato, invece, chiedeva che si votasse per testa, concedendo ad ogni rappresentante il diritto di voto.

Con il primo sistema avrebbero prevalso i due stati privilegiati, contro il Terzo stato che invece era costituito dalla maggioranza dei deputati.

La controversia durò oltre un mese, fino al 17 giugno, quando il Terzo stato si dichiarò Assemblea Nazionale, di fatto i rappresentanti di quest’ultimo, da membri convocati dal Re si dichiararono deputati liberamente eletti e depositari della volontà generale, rovesciando così l’assolutismo.

Luigi XVI fece chiudere la sala dell’assemblea, così si riunirono nella Sala della pallacorda e il 20 giugno del 1789 giurarono solennemente di non separarsi senza aver prima dato alla Franca una Costituzione basata sui principi della sovranità popolare (giuramento della pallacorda).

Verso la fine di giugno una parte della mobilità e del clero si unì all’Assemblea, ma il re non rimase a guardare, ordinando ai militari di raggiungere Versailles.